PHYSIS | thomas balay e silvia cini

INAUGURAZIONE
20 APRILE 2019

THOMAS BALAY | SILVIA CINI

Physis

A cura di Viana Conti con Christine Enrile

ANDORA – Visitabile fino al 14 luglio 2019 al  Contemporary Culture Center di Palazzo Tagliaferro, Andora, la doppia personale internazionale Physis – Thomas Balaӱ – Silvia Cini, due mostre che hanno come comune denominatore, principalmente, l’orchidea, pianta seducente e inquietante, dalla fenomenologia di fioritura complessa.

Tale evento espositivo in progress si denomina, significativamente, physis/φύσις, termine greco che riconduce sia alla condizione esperienziale degli esseri del pianeta, che nascono-vivono-scompaiono per ricomparire secondo i ritmi rigenerativi stagionali della natura, che, al tempo stesso, agli esordi filosofici del pensiero ontologico occidentale.

A partire dalla precarietà della bellezza del fiore, si percepisce, sottotraccia, sia nell’opera di Thomas Balaӱ che in quella di Silvia Cini, una profonda riflessione sui rischi di una sparizione naturale e di una annunciata, in un ecosistema attaccato dall’inquinamento messo sconsideratamente in atto dall’uomo, che dovrebbe, al contrario, incentivare la biodiversità. Entrano in risonanza, in mostra, le condizioni d’ Arte, Bios e Anthropos.
La doppia personale, a cura di Viana Conti con Christine Enrile, viene documentata da due libri C.E.Contemporary edizioni.

Visitabile fino al 14 luglio 2019

SIAMO APERTI dal giovedì alla domenica 15.00 - 19.00 (invernale) / 19.00 - 23.00 (estivo)

ARTISTI IN MOSTRA

Thomas Balay

Artista fotografo francese, diplomato in agronomia tropicale, risponde alla sua attrazione e passione sul campo, non cessando di riprendere fotograficamente la fioritura e  di analizzare la capacità di adattamento di piante come le orchidee, la cui bellezza formale, unita alla complessità riproduttiva, sono tali da sedurre e al tempo stesso intimorire un ricercatore attento come lui. Interessato al soggetto orchidea anche come struttura e design, Thomas Balaÿ scatta dei primi piani, dei dettagliati close-up frontali sull’apparato riproduttivo, la parte intima, per così dire, trasformando un soggetto naturale in un’icona di valore sacrale, in una protagonista assoluta, decontestualizzata, posta al centro di un campo monocromo nero, simbolicamente rituale. Alcune delle opere fotografiche in mostra sono state realizzate nella  collezione pubblica di orchidee rare delle Serres  du Luxembourg a Parigi.

Silvia Cini

Si configura come una deriva psicogeografica, di ascendenza situazionista, l’ambientazione, in quattro tempi, che l’artista italiana Silvia Cini ha articolato, per un pubblico ideale, nelle sale del Contemporary Culture Center di Palazzo Tagliaferro. Nella mente dell’artista, l’iter espositivo segue un suo andamento che prende inizialmente il nome di Avant que nature meure/Prima che la natura muoia, e che si connota socialmente riferendosi all’antropizzazione delle orchidee spontanee. Lusus naturae/Scherzo di natura - termine botanico che definisce una difformità di comportamento della natura, rispetto ad uno standard ipotizzato dall’uomo - è il titolo di una fase successiva della mostra in cui Silvia Cini sparge nelle incrinature del pavimento dello spazio espositivo semi di bocca di leone comune, che, nel corso della mostra, germoglieranno e fioriranno nei loro splendenti colori. Il lavoro successivo, intitolato Mattaione – toponimo che indica il luogo con il materiale argilla che lo caratterizza, in Toscana – si articola in un’installazione formata da una megafotografia del paesaggio, stesa a terra come un tappeto, che si accompagna ad una sequenza-reportage di minifotografie, che documentano le fasi di estrazione manuale, ad opera dell’artista stessa, dei blocchi d’argilla pura dal greto del fiume Ombrone. Sono sculture naturali, di presenza archetipica, che, dopo un tempo di cottura controllato, vengono disseminate in mostra. Il percorso delle varie isole installative, si conclude con l’opera φύω/io genero, in cui l’artista, dopo trent’anni di smaterializzazione concettuale dell’opera, torna a modellare, quotidianamente, plasmando bulbi di giacinto o ricoprendone d’argilla altri in via di fioritura.