31 marzo 2018

INES FONTENLA / ANGELO BELLOBONO – SOGLIE MOBILI

Pittore e ideatore di progetti partecipativi e sociali, Angelo Bellobono (Nettuno, Roma,1964), mette in atto una piattaforma relazionale tra soggetti identitari, situazioni antropologiche, aree geologiche, che coniuga la sua passione per lo sci e l’alta montagna a un innegabile immaginario creativo. Incline al paradosso, costruisce, virtualmente, ponti sulle cime innevate dell’Alto Atlas del Marocco, distende manti di candida neve sullo specchio azzurro del Mediterraneo, ricrea e comunica, con la sua opera, una sconosciuta icona dell’Africa come terra di ghiacciai cristallini, sconfessando quella diffusa dal turismo di massa. I suoi Visages-Paysages, ritratti di volti e di paesi, dipinti in acrilico, olio, terra, sali minerali, si fondano su una linea di scorrimento che non cessa di aprire spazi alle proiezioni di chi guarda. Le montagne che ritrae nei suoi megadipinti visionari cessano di essere barriere – come comunica l’artista stesso – per divenire interminabili cerniere; le grandi masse di ghiaccio delle formazioni nevose perenni, dai riflessi verde smeraldo, stratificate in accoglienti e sinuosi avvallamenti, incise e scritte da vertiginosi crepacci , rappresentano l’insondabile archivio delle memorie del pianeta. Nei suoi volti umani fatti di neve, di ghiaccio, di terra, sono leggibili storie di vita di creature di ogni età, che vivono esperienze di indigenza, disagio, emarginazione, discriminazione, ma anche di inaspettate aperture di solidarietà, comunicazione, scambio solidale di valori. La stratificazione di segni, gesti, colori, emozioni, ricordi, si ritrova anche nei suoi Libri d’Artista dai Confini slittanti/Artist Books Moving borders, dipinti su storie altre, su pagine di riviste, rotocalchi, cataloghi di anonimi. Risuonano nelle opere di Angelo Bellobono messaggi di un’altra umanità, di sogni e paure, di tradizioni arcaiche d’Oriente e d’Occidente. In progetti come Atla(s)now, che lo avvicinano alle comunità Amazigh dell’Alto Atlante marocchino, come Before me and after my time, che coinvolgono i Ramapough Lenape, i Nativi americani indigeni di New York e come Io sono futuro, volto alle aree appenniniche straziate dal sisma, Angelo Bellobono realizza il superamento di soglie e confini, spesso insormontabili, di carattere antropologico, etnico, geologico, identitario, confessionale, linguistico, uscendone trasformato e potenziato come entità individuale e collettiva. La sua opera pittorica si alimenta di valori materiali e immateriali, indaga la superficie e la profondità dell’essere, gioca con il significante e il significato delle parole.