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HERS | JANE MC ADAM FREUD – MOSTRA RINVIATA A DATA DA DESTINARSI

 Contemporary Culture Center di Palazzo Tagliaferro

Andora (SV) – Largo Milano

presenta

Hers

Jane McAdam Freud

a cura di Viana Conti e Christine Enrile 

 – Saluto del Sindaco del Comune di Andora Mauro Demichelis e 

dell’Assessore alla Cultura Maria Teresa Nasi
Introduzione alla mostra delle curatrici

Prevista performance dell’artista

a seguire rinfresco 

ingresso libero

da giovedì a domenica ore 15 – 19 

 

Il Contemporary Culture Center di Palazzo Tagliaferro apre la stagione espositiva autunnale con la mostra personale di Jane McAdam Freud, HersUno sguardo sul tema Arte e Perturbante di cui l’artista, pronipote di Sigmund e figlia di Lucian Freud, è figura di riferimento.

Cuore della mostra, curata da Viana Conti e Christine Enrile, l’installazione Freud’s Study, presentata nel 2016 al Wooyang Art Museum of Contemporary Art di Gyeongsangbuk-do, nella Korea del Sud, rivive oggi nelle suggestive sale di Palazzo Tagliaferro, generando un dialogo fra passato e presente, fra presenza e assenza, creando una sovrapposizione significativa tra le antichità collezionate da Sigmund Freud e le opere realizzate dall’artista.

Il rosso alle pareti e al pavimento, voluto fortemente dalla McAdam quale omaggio al sangue della madre, all’utero che l’ha generata, trasformerà una delle sale della Galleria Civica del Comune di Andora rispondendo al desiderio dell’artista di dare spazio alla figura femminile che viene qui posta al centro del discorso concettuale. 

I legami familiari che l’hanno sempre costretta a confrontarsi con il suo passato e con una genealogia importante (Sigmund Freud bisnonno e Lucian Freud padre), hanno alimentato il suo desiderio di dare spazio alla figura materna sempre posta in secondo piano. 

In occasione di HersUno sguardo sul tema Arte e Perturbante, le sale del piano nobile di Palazzo Tagliaferro accoglieranno, inoltre, tre installazioni site specific: HERS Mother Earth Architect a rappresentare l’Esistenza, HERE Everywhere, Nowhere a rappresentare lo Spazio e infine, l’opera inedita, ZERO Nothing and Everything a rappresentare il Tempo.

Il visitatore sarà accompagnato a riflettere sul grande valore simbolico di opere quali HERS Mother Earth Architect, che incarna la Madre Terra concepita come architetto dell’universo. Le installazioni riveleranno allo spettatore come la nostra esistenza sia caratterizzata da una componente Perturbante che rimane oscura al nostro essere esperienziale, come il tempo sia un costrutto imperativo e inesistente e come lo spazio sia tutto e niente in quanto ovunque e in nessun luogo in ogni momento.

Jane McAdam Freud utilizza le più svariate tecniche espressive attingendo sia dal mondo della pittura che della scultura, utilizzando media contemporanei, creando video dagli esiti eccezionali quali HERS, opera realizzata in questi ultimi mesi, per la mostra di Palazzo Tagliaferro, a rappresentare il mutare delle emozioni in rapporto allo scorrere del tempo. 

Prevista durante l’opening una performance, di Jane McAdam Freud, che vedrà un coinvolgimento diretto del pubblico presente, un’occasione unica per osservare l’artista all’opera e ricevere stimoli e suggestioni che porteranno alla riflessione sul processo creativo e sulla fugacità del tempo.

La mostra ospiterà inoltre autoritratti dell’artista, in disegno, pittura, modellati con rete metallica, calchi in terracotta, taglio in pietra, fotografie, accostati ai ritratti del padre e del bisnonno che sembrano provenire da lontano e guardare lontano, avvolti nel silenzio del Tempo, affiorati dai meandri della memoria, inquietanti come dei revenants, immersi nell’aura sacrale della Grande Storia dell’Uomo e della Mente, che li accompagna e li sovrasta.

La lettura dell’opera dell’artista britannica Jane McAdam Freud (nata il 24 Febbraio 1958 a Londra) non può prescindere dal fatto che l’identità di un soggetto partecipa di un flusso di relazioni che lo precede e gli sopravvive. Non è ininfluente, in particolare nel suo caso, il rapporto psico-biologico-culturale, extime-intime – secondo una terminologia lacaniana – con la genealogia familiare e il fattore del DNA nella linea della discendenza dal bisnonno Sigmund (Freiberg 1856-Londra 1939) neurologo, filosofo, scrittore, fondatore della psicoanalisi, e dal padre Lucian Freud (Berlino 1922–Londra 2011) pittore tedesco naturalizzato britannico, espressionista e realista esasperato, amico e sodale di Francis Bacon, che lo aveva definito artista realista senza essere reale. La fisiognomica scientifica ipotizza una qualche correlazione tra gli elementi strutturali del viso e i tratti caratteriali del comportamento: ipotesi avvalorata dall’inconfutabile rassomiglianza fisica tra il volto del padre Lucian e quello di Jane nel puzzle a photocollage che li vede rispecchiati l’uno nelle fattezze dell’altra. Corrispondenze si evidenziano anche in relazione alle scelte formative in campo artistico: la pittura per il padre, la scultura, primariamente, per la figlia. L’opera multimediale (scultura, bassorilievo, disegno, pittura, scrittura automatica, anagrammi, Macchie di Rorschach, installazione, fotografia digitale, video) di un’artista versatile come Jane McAdam Freud, potrebbe fondatamente trovare anche un ulteriore riferimento scientifico nella Neuroestetica, interrelata alle scienze cognitive, teorizzata dal ricercatore britannico Semir Zeki. In fatto di costellazione familiare, è noto che Katherine Margaret McAdam, madre irlandese della scultrice, separandosi dal coniuge – impegnato in diverse relazioni extraconiugali che gli hanno dato, a quanto si dice, quattordici figli legittimi accanto ad altri non riconosciuti – non esita a elidere dal suo il cognome Freud. La figlia maggiore Jane, divisa dal padre dal 1966, all’età di soli otto anni, riacquista il cognome Freud ventitré anni dopo, da artista ormai nota e pluripremiata, in un desiderato e attuato ricongiungimento alla figura paterna – autodefinitasi, non senza ironia, il migliore dei padri assenti – in prossimità della sua scomparsa nel 2011. 

L’attività scultorea tutta di Jane McAdam Freud, è sottesa ad un’impalpabile struttura arborescente, che tende a dissolversi in un pregnante lavoro manuale e antropologico, su un versante, onirico e immaginativo su un altro. Tale condizione è percepibile a partire dal bassorilievo della medaglia fino ad arrivare al volume del monumento, del busto, della megamaschera bifronte, del calco, dell’Earth Man, delle Stone Speak, delle Mesh Head, dei Taken/Nekat, dei Subjective Objet, dei Portrait e Self Portrait multidimensionali, dei vibranti, erotici, After Bacon, fino all’articolazione composita dell’installazione ambientale. Ricorrente è il gioco linguistico di messa in evidenza di componenti di parole o concetti per lei significativi: Art/Earth, This Here, Down to Earth, o di anagrammi come Part/Trap, Taken/Nekat, leggibili come omonimie subliminali, riconducenti a possibili corrispondenze latenti di nomi e cose. Sia nella scultura mai realizzata, ma sempre desiderata, fin dagli esordi, da Lucian Freud, che in quella mai interrotta di Jane McAdam Freud, si realizza quell’apertura di un varco, quella dischiusura di uno spazio, che non viene occupato dall’opera, ma inaugurato, come teorizza Heidegger nel suo Die Kunst und der Raum/L’Arte e lo Spazio. A partire da un pensiero condiviso da Freud e Heidegger sull’inscindibilità tra Personale e Impersonale, Quotidiano e Mentale, Soggetto e Maschera, ciò che risulta ontologicamente inafferrabile nell’opera di Jane McAdam Freud è proprio il suo autoritratto.

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